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“Tra Salotti e gli Scapigliati”

Il 20 novembre del 1872, Verga si trasferisce a Milano, “capitale morale” e della Scapigliatura, luogo in cui si ambienta molto presto, partecipando alla vita dei salotti di Vittoria Cima e della contessa Clara Maffei, che frequenta, con l’amico conterraneo Luigi Capuana, Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa, Emilio Praga e Luigi Gualdo. In quei luoghi conosce tra le donne più belle dell'alta borghesia, in particolare, le Contesse Paolina Greppi e Dina de Sordevole con le quali si intrattiene in relazioni amorose. Ama spesso andare alla Scala e assistere ai vari spettacoli. Conosce Gerolamo Rovetta, Giuseppe Giacosa, Federico De Roberto - Eterno Amico - il Felice Cameroni con il quale avvia in una una fitta corrispondenza sull’ analisi del verismo e sul naturalismo. Ed è in quel periodo che incontra Emilio Treves, che diviene il suo Editore ufficiale che lo porta al successo.

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Pubblicazioni

Nel 1870 esce il Romanzo “La Capinera” in una versione a puntate pubblicata sulla rivista del Lampugnani, ovvero il Corriere delle dame (anno LXVIII, dal numero 20 del 16 maggio 1870 al numero 34 del 22 agosto 1870), ma è del 1871 la prima pubblicazione ufficiale, per volontà di Francesco Dall’Ongaro, della rivista di moda La ricamatrice, e successivamente in volume. La storia ha un gran successo e Giovanni comincia a ottenere i primi guadagni. Scrive, poi, “Tigre reale” ed “Eros”, che ottengono un buon successo, e poi la raccolta di novelle intitolata “Vita dei campi”, pubblicata dalla casa editrice Treves, infine, il suo capolavoro: “I malavoglia”, che apre il ciclo dei vinti. Nel 1877 , l’Editore Brigola, pubblica una raccolta di novelle, Primavera e altri racconti, apparsi in precedenza sulle rivista Illustrazione italiana e Strenna italiana, che presentano stile e soggetto diversi dai precedenti. Nel 1883 scrive le “Novelle rusticane”. Nel 1878 appare sulla rivista Il Fanfulla, la novella Rosso Malpelo e nel frattempo egli iniziò a scrivere. Si dedica, quindi, a Fantasticheria che viene annunciato in una lettera del 21 aprile all'amico Salvatore Paolo Verdura, dove esplica l’intenzione di scrivere un ciclo di cinque romanzi, Padron 'Ntoni, Mastro-don Gesualdo, La Duchessa delle Gargantas, L'onorevole Scipioni, L'uomo di lusso, attribuendo, inizialmente, il nome La Marea, ma che poi cambia in I vinti. Nelle sue intenzioni ognuno di queste opere devono rappresentare ogni strato sociale, da quello più umile a quello più aristocratico. Questo è l'inizio della più felice e fervida stagione narrativa dello scrittore. Nel 1879 si dedica alla scrittura di Jeli il pastore, dramma sullo sfondo della gelosia pubblicato ancora una volta da Treves. Nel 1881 sul numero di gennaio della Nuova Antologia appare l'episodio Poveri pescatori tratto da I Malavoglia che ottiene un buon successo, tanto da decidere di completare l’intero romanzo che viene pubblicato da Treves in quello stesso anno. Purtroppo l’entusiasmo iniziale si scontra con una critica che accogliere l’opera in modo piuttosto freddo, tanto che Giovanni confessa il suo stato d’animo a Capuana in una lettera dell'11 aprile da Milano: "I Malavoglia hanno fatto fiasco, fiasco pieno e completo. Nel 1882, attraversa un periodo difficile sul fronte economico, ma non si da per vinto, e pubblica il romanzo Il marito di Elena con temi erotico-mondani della prima maniera anche se con una più accurata indagine psicologica. Forte delle memoria siciliane si impegna nella stesura di nuovi racconti che raccoglie nella collana "Novelle rusticane".

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Per le Vie

Oltre alla composizione delle sue opere maggiori, Verga dà viva un vero e proprio teatro verista. Scrive la sceneggiatura di alcune sue novelle Cavalleria rusticana e La lupa In portineria e Dal tuo al mio. Il suo esordio al Teatro avviene con il testo Dal tuo al mio messo in scena al Manzoni e poi, da una novella di scene popolari milanesi - Il canarino del numero 15- ricava una commedia in due atti realizzata presso il Manzoni dal titolo “In Portineria” il 16 maggio 1885 dagli attori della compagnia Nazionale Olga Lupo ed Enrico Reinach e poi ripresa da Eleonora Duse.

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Esordio al Manzoni

Il suo esordio al Teatro avviene con il testo Dal tuo al mio messo in scena al Manzoni e poi, da una novella di scene popolari milanesi - Il canarino del numero 15- ricava una commedia in due atti realizzata presso il Manzoni, 16 maggio 1885 dagli attori della compagnia Nazionale Olga Lupo ed Enrico Reinach e poi ripresa da Eleonora Duse.

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La città

Giovanni Verga, cambia spesso abitazioni, dapprima abita in piazza della Scala, in corso Venezia, in via Turati (allora Principe Umberto), poi si trasferisce in via Brera e poi in Borgonuovo 1 e infine Corso Venezia. Scegli abitazioni prive di eccessi e bene ordinate come il suo carattere. Alle pareti oli e oleografie, fotografie di amici e di eleganti e seducenti signore, il caminetto, un orologio a pendolo. Rigoroso e abitudinario, scriveva tutta la mattina e anche nel primo pomeriggio, con l’immancabile inchiostro viola; si concede solo l’intervallo del pranzo, alle dodici. Alle quattro si avvia, come un taciturno flâneur,verso i luoghi del passeggio elegante, da Porta Venezia a Porta Nuova, dove si incontravano le carrozze dell’aristocrazia. Ama attraversare i vicoli e soffermarsi in caffè e ristoranti della Galleria, come il Biffi, il Cova e il Savini. E’ solito ammirare le caratteristiche dei palazzi e lo svolgersi della quotidianità, le persone che incontra, le loro sfumature e sfaccettature, tutti elementi necessari a una sua ispirazione letteraria, laddove, però tutta quella confusione, la vede lontano, isolato come se fosse nella sua amata campagna. Dopo la cena si ritira nei salotti e termina la sera nelle conversazioni con Boito, con Giocosa, con i pittori Alberto Malaspina ed Emilio Gola, con Filippi, giornalista della “Perseveranza”.

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La Lettera

Il 5 aprile 1873 Giovanni invia una lettera Luigi Capuana.“Sì, Milano è proprio bella, amico mio, e credimi che qualche volta c’è proprio bisogno di una tenace volontà per resistere alle sue seduzioni, e restare al lavoro. Ma queste seduzioni sono fomite, eccitamento continuo al lavoro, sono l’aria respirabile perché viva la mente; ed il cuore, lungi dal farci torto non serve stesso a rinvigorirla. Provasi davvero la febbre di fare; in mezzo a cotesta folla briosa, seducente, bella che ti si aggira attorno, provi il bisogno d’isolarti, assai meglio di come se tu fossi in una solitaria campagna. E la solitudine ti é popolata da tutte le larve affascinanti che ti hanno sorriso per le vie e che son diventate patrimonio della tua mente”…

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